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Cavallino Matto

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Sul finire del secolo, si svilupparono nuove tensioni e nel 1907 si decise che il nome del comune perdesse l'aggettivo matittimo , ribattezzando il paese come di Castagneto Carducci, in onore del celebre poeta che qui visse gli anni della sua fanciullezza ed il cui padre fu uno dei più importanti oppositori ai diritti feudali imposti dai conti Della Gherardesca.


A seguito degli scontri la comunità cittadina chiese ed ottenne dal granduca di Toscana il cambio del nome di matrice fortemente feudale comunità di Gherardesca e Bolgheri venne cosi ripristinata la precedente denominazione dell'abitato, ovvero Castagneto della Gherardesca, successivamente venne agginto l'aggettivo marittimo e tolto il nome della famiglia.Nell'Ottocento, il conte Guido Alberto della Gherardesca attizzò nuovamente gli animi, avendo tentato di rientrare in possesso degli altri due usi civici, la caccia e la pesca, nelle tenute della famiglia Della Gherardesca; la reazione che ne seguì fu accompagnata da attentati e incendi dolosi alle proprietà del conte. Si accentuò così lo scontro tra la casata e gli abitanti dei borghi; protagonista degli scontri e sommosse fu Michele Carducci,padre del poeta Giosuè, che svolse la professione di medico condotto a Bolgheri dal 1838 al 1848; Giosuè nacque a Valdicastello in Versilia, ma al seguito del padre si trasferì prima a Bolgheri e poi a Castagneto, dove visse gli anni della sua giovinezza ricordati in molte sue opere. Il dottor Carducci, di idee liberali, fu alla testa di un manipolo di contadini che si avvicinarono al castello nel quale vivevono i Della Gherardesca minaccinadoli con colpi di fucile e sassaiole, costringendoli pertanto a ritirarsi a Castagneto. Il 6 gennaio 1849, con l'intervento del granduca Leopoldo II, il conte Guido Alberto fu costretto a distribuire le "preselle" (piccoli lotti di terreno boschivo e seminativo) agli abitanti di Castagneto.La situazione fu ribaltata alcuni anni dopo, quando a seguito dell'ennesimo scontro giudiziario, ai Della Gherardesca furono attribuiti gli usi civici di pascolo e legnatico, mentre ai castagnetani la proprietà della terra.Successivamente, nel 1778 il tribunale fu chiamato di nuovo a pronunciarsi e stabilì che la proprietà dei territori spettava ai conti Della Gherardesca, mentre il godimento di tutti gli usi civici ai castagnetani, compreso il diritto di caccia e pesca.Forte di Marina di Castagneto Carducci

Con l'abolizione dei feudi del Granducato di Toscana alcuni previlegi sembrarono finire, ma non fu così. Infatti Emanuele Repetti ricorda nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana: "I privilegi baronali si conservarono nella famiglia Gherardesca sino all'anno 1749, epoca dell'abolizione dei feudi granducali. Successivamente con motu proprio del 17 aprile 1776 fu investito del feudo di Castagneto il conte Cammillo della Gherardesca, con le riserve di alto dominio e di altre giurisdizioni politiche prescritte dalla legge del 1749. Fra i privilegi del feudatario furono conservati quelli della rendita e locazione dei mulini, e delle osterie possedute allora a metà con la Comunità di Castagneto; le fide dei bestiami e dei pascoli sopra i propri beni o sopra quelli presi a fitto dalla stessa Comunità; il diritto di poter tagliare i boschi allodiali; l'escavazione dei marmi e di altri minerali nei fondi propri, e l'esenzione dalla gabella dei contratti".L'influenza della famiglia era fortissima, tanto che riuscì addirittura a far sparire il toponimo di Castagneto che venne inglobato, insieme ai castelli di Bolgheri e Donoratico, nella comunità di Gherardesca.Ma tra la popolazione di Castagneto, che nutriva un forte senso di indipendenza, e il casato Della Gherardesca, già a partire dal XVI secolo si erano accese nette ostilità di cui sono testimoni diverse vicende storiche. Ad esempio, tra il 1566 ed 1567, il conte Francesco della Gherardesca rivendicò i diritti diritti feudali di caccia, pesca, erbatico, legnatico. Il tribunale fiorentino giudicante riconobbe ai signori il diritto di caccia e di pesca, mentre l'erbatico e il legnatico che i conti avevano "privatizzato" furono riconosciuti alla popolazione locale; solo dopo molti anni, i Della Gherardesca furono costretti a cedere lo jus pascendi ed il legnatico (1600–1610).Dopo i Medici, con l'avvento dei Lorena i rapporti tra il governo granducale ed i conti si fecero più duri, soprattutto quando Castagneto e altre località limitrofe furono inglobate nella comunità dei Gherardesca, perdendo ogni autonomia.Con l'annessione di Pisa da parte dei Fiorentini, nel XV secolo, la comunità di Castagneto poté usufruire di una maggiore autonomia; la comunità fu autorizzata a darsi statuti autonomi e la giustizia fu amministrata da un ufficiale dipendente direttamente dalla stessa Firenze, tuttavia i conti Della Gherardesca mantennero parte degli antichi privilegi e furono di fatto confermati signori di Castagneto,pretendendo benefici feudali come il diritto alla caccia ,alla pesca e alla raccolta di legna da catasta. I Della Gherardesca erano all'epoca sotto la protezione (accomandigia) della Repubblica Fiorentina, che li costituì suoi vicari nei castelli di Casale, Bibbona, Bolgheri, Donoratico, Castagneto e zone circostanti, con l'ornere di inviare un contingente di soldati nei casi di guerre.Castagneto subi nuove devastazioni a causa dei saccheggi ad opera dell'esercito di Alfonso di Aragona re di Napoli, in marcia verso Milano, e in lotta contro Firenze durante questi scontri venne distrutto il castello di Donoratico; inoltre Castagneto subì incursioni da parte Carlo VIII di Francia che per di impossessarsi del trono di Napoli, saccheggiava tutte le terre che trovava durante il suo percorso, ma subì saccheggi e attacchi anche da truppe al soldo di Massimiliano I.

Dal XV secolo ai giorni nostri [modifica]Il castello di Castagneto venne più volte attaccato tra il 1300 e il 1334 dai Gherardesca di Biserno, come conseguenza di lotte intestine tra i vari rami della famiglia; durante le guerre tra Pisani e Fiorentini i castelli di Castagneto e Bolgheri subirono danneggiamenti.Sulla fine del XII secolo, Enrico VI del Sacro Romano Impero donò i castelli intorno a Castagneto, oltre a quelli Bibbona, Biserno, Campiglia e Vignale alla città di Pisa come riconoscimento per l'aiuto dato all'imperatore nel conquistare territori dell'Italia meridionale; pertanto, i signori Della Gherardesca poterono godere dello status di capitano di giustizia ovvero un potere assoluto su questi territori.Nel 1161, il più antico conte di Castagneto Tedice, viene ricordato in una lite con l'abate del monastero di San Pietro al Palazzuolo di Monteverdi. Emanuele Repetti ricorda nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana: "Fra i nomi dei conti ivi rammentati trovasi quel Tedice di Ugo che fu Potestà di Pisa nel 1186 e 1192, inviato nel 1198 a Costantinopoli ambasciatore all'imperatore Alessio Alessio III Angelo. (ARCH. dei CC. della GHERARDESCA)".









I legami tra la famiglia Della Gherardesca e Castagneto proseguirono per tutta l'epoca medioevale; nel 1161, Federico il Barbarossa ufficializzò la proprietà di Castagnetum ai Gherardesca.Nel 754, il nobile longobardo Wilfrid, poi divenuto santo San Walfredo, capostipite della famiglia Della Gherardesca, aveva moltissimi possedimenti in Maremma e quando decise di farsi monaco benedettino e fondare il Monastero di San Pietro in Palazzuolo, a Monteverdi Marittimo, egli donò quelle sue proprietà al monastero medesimo; tra questi erano compresi Castagneto e altri territori limitrofi. Le donazioni come questa e consimili, secondo lo storico Lopes-Pegna, servivano alla nobiltà longobarda al fine di tutelarsi dalle pretese patrimoniali dei Franchi, nuovi sopraggiunti signori d'Italia, mettendo così al riparo i loro possedimenti e legando i loro interessi a quelli della Chiesa.


Il cognome della famiglia Della Gherardesca ha per patronimico un Gherardo, Signore di Pisa e Volterra, vivente nel X secolo che si impossessò di varie terre nella Maremma, dove esercitava il ruolo di vicario della Repubblica marinara di Pisa, divenedo signore del castello di Donoratico e dei suoi possedimenti tra i quali Castagneto, Bolgheri, Bibbona, Casale, Montescudaio.Il castello medievale, assieme alla chiesa di San Lorenzo, costituiscono il nucleo originario dell'abitato. La storia del borgo, al pari di quella di altri centri dell'antica Maremma pisana, è legata alle vicende della famiglia Della Gherardesca, un legame non sempre pacifico tra questo territorio e la nobile prosapia, difficili rapporti che nel corso dei secoli hanno visto la popolazione castagnetana lottare per i propri diritti di comunutà indipendente e per la conquista degli usi civici.Dalle origini fino al XIV secolo 


 


 


Fonte Wikipedia


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